A marzo sarò ad allenarmi alla Gran Motte con gli altri figaro in vista della Quiberon solo dal 12 al 19 giugno: regata tecnica in solitario che si svolge nella baia di Quiberon nel sud della Bretania su percorsi costieri e a bastone.
La Quiberon solo è la prima regata ufficiale di circuito che insieme alla solitaire e alla capistambul designa il capione di Francia in solitario
Questo anno Kito de Pavan alterna il 60open al figaro saremo compagni di allenamento alla Gran Motte
due parole sulla coppa
Scritto da pietro
mercoledì 24 febbraio 2010
Oracle si è portato via la coppa con prepotenza, forse alimentata da Russel, nel 2003 i termini contrattuali con Alinghi non gli hanno concesso di correre per un altro team dopo il divorzio.
Vittoria di Oracle nei tribunali e in mare. Alinghi ha sottovalutato l'aspetto legale e ha cominciato a preparare il catamarano in ritardo rispetto al trimarano.
Si è fatto sorprendere dall'ala che ha raddoppiato la potenza del trimarano, rispetto l'armo precedente.
Ha studiato la barca per correre in acqua piatta e ha perso la disputa sulla scelta del campo di regata dovendo ripiegare su Valencia.
Dalle riprese televisive era evidente quanto beccheggiava di più alinghi quando c'era dello swell rispetto a oracle, e lo scafo sopravento saliva e scendeva più frequentemente,ma la vera differenza era alle andature portanti quando l'ala modificava enormemente i camber aumentando un sacco la portanza.
Bisogna ricordare che in entrambi i team c'erano velisti e progettisti italiani, in maggior numero da oracle
Ora speriamo di tornare ad un evento di coppa,con più sfidanti, dove non ci sia solo uno scontro tecnologico, ma anche di velisti, con regate ravvicinate e non con un solo sorpasso....
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 24 febbraio 2010 )
Pietro commenta la Coppa America su Sportitalia
Scritto da Staff
lunedì 08 febbraio 2010
Pietro D'Alì commenta la Coppa America su Sportitalia, ospite della trasmissione dedicata alla sfida nei giorni 8, 10 e 12 febbraio dalle ore 10 alle 13.
Ultimo aggiornamento ( lunedì 08 febbraio 2010 )
tutti i filmati del La Solidaire
Scritto da Staff
mercoledì 25 novembre 2009
Guarda nell'area filmati i racconti de la Solidaire du Chocolat dalla viva voce di Pietro e Giovanni
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 25 novembre 2009 )
La Solidaire raccontata da Pietro
Scritto da pietro
mercoledì 18 novembre 2009
Sono nel bacino tra le due chiuse, aspettiamo che si apra la porta per andare sulla linea di partenza, a poche centinaia di metri dall’uscita.
Gli ultimi saluti e abbracci, ma con la testa io e Giò siamo già in regata.
Sono concentrato a marcare sul layer della carta elettronica le varie boe e mede da rispettare.
Le istruzioni di regata per le prime 40 miglia di percorso prevedono degli obblighi, chi non li rispetta prende una penalità in tempo.
La porta si apre.
Siamo in coda a tutti. Il traino del gommone ci lascia sull’imboccatura del molo, il tempo di issare la randa e la calza del gennaker e le procedure di partenza vengono date.
Il vento è leggero e in poppa si avanza a strambate nel canale di Saint Nazaire, aiutati dalla corrente di marea favorevole.
Le previsioni non sono confortanti, abbiamo 24 ore di tempo prima di incontrare la prima di una lunga serie di perturbazioni.
Unico conforto di non dover partire in cerata ed essere subito zuppi di acqua.
Un po’ di tempo per ambientarci e preparare la barca in coperta e all’interno per una lunga bolina che non pensiamo ancora duri 14 giorni.
Il vento continua a essere irregolare, leggero da nord-est passa a ovest, si apre il genoa all’uscita del canale e passate le prime ore della sera il vento da ovest gira in poppa fino ad arrivare a nord est e rinforzare gradualmente. Navighiamo quasi in rotta per Finisterre, siamo in testa alla flotta e al vento, posizione ideale per continuare a marcare la flotta che si dirige verso ovest.
Preferiamo issare il genoa in testa e puntare dentro il golfo di Guascogna anche se il routage da vincente la rotta a ovest come sta facendo tutta la flotta
Il meteorologo era convinto di guadagnare andando a sud per motivi che il routage non vede.
Bisognava fare i conti con tre salti di vento. Le barche a ovest avrebbero allungato la rotta
Bisognava arrivare velocemente sotto la Spagna per usare al meglio le otto ore di vento forte da sud protetti dalla costa. Avremmo navigato molto più velocemente senza onda per poi essere in fase con il passaggio del fronte e poter virare sul salto di vento in linea per scapolare Finisterre. In queso modo ci saremmo trovati a sud e avanti alla flotta in un vento che avrebbe cominciato a “tondare prima da sotto facendoci scodellare” come si dice in gergo.
Purtroppo non ha funzionato eravamo in ritardo quindi abbiamo dovuto virare prima della costa per non perdere il salto di vento sul bordo a uscire. Non si riusciva a tenere la prua a ovest ma più a nord, comunque siamo riusciti a virare sotto la flotta con la prua appena sotto Finisterre. Poi con un po’ di buono abbiamo scapolato Finisterre a circa 20 miglia. A questo punto, anche se eravamo un po’ arretrati sui report rispetto la rotta diretta, avevamo una posizione sud che doveva darci beneficio nei giorni seguenti.
Le condizioni non erano certo clementi, notte buia, pioggia, raffiche a 45 nodi. Siamo prudenti e navighiamo con tormentina e due mani. Al passaggio del fronte abbiamo un periodo con meno vento che poi torna forte. E’ il mare che si gonfia enormemente, la depressione è molto estese con relativo fech, inizialmente è anche incrociato con il mare del vento da sud.
L’imprevisto arriva. Si forma velocemente una depressione secondaria che sbarra la nostra strada a sud, chi è più a ovest non ne risente. Non ci resta che virare e in crociare dietro. Ora per attaccare resta il nord.
Ci posizioniamo sopra la flotta in attesa: è bolina stretta e si avanza a bordi sfruttando il passaggio di piccoli fronti: quando la prua scende a 190 gradi mure a dritta si vira a mure a sinistra per 280 si continua a pestare in un vento tra 20 e 35 nodi.
Le Azzorre da lasciare a dritta funzionano da boa limite per non salire troppo a nord.
Le carte danno un lungo avvicinamento alle Azzorre mure a sinistra con vento da sud, non ideale per noi.
Purtroppo il bordo lungo è mure a sinistra con vento da sud. Abbiamo solo due salti di vento corti da ovest per poterci posizionare per passare le Azzorre senza dover usare il bordo scarso.
Non perdiamo la chance e con l’ultimo salto di vento passiamo le Azzorre in quarta posizione ma con un buon sopravento sulla flotta.
I salti da ovest sono piacevoli, non solo per i guadagni ma perché ne approfittiamo per far velocità. A vele terzarolate con vento a 60 gradi la barca vola, sotto pilota a dodici nodi, e mentre la coperta è spazzata dalle onde possiamo vivere in cabina, uscendo solo per regolare le vele o dare e togliere terzaroli alla randa.
L’allarme del trasponder che segnala le navi spesso si accende, il traffico è intenso, una volta viste le luci della nave comunichiamo con il vhf per non rischiare collisioni.
Ai caraibi con mia sorpresa due volte le navi non hanno risposto a vhf obbligandoci una volta a chiudere lo spi con 25 nodi di vento per evitare un pericoloso incrocio di prua alla nave di notte.
Passate le Azzorre mi chiedo sarà finita la bolina? Di solito sono due, massimo, tre in una traversata e invece siamo già alla quarta.
L’anticiclone è sparito abbiamo continuato a guadagnare e abbiamo preso la testa della regata.
C’è da prendere una decisione, siamo i più a nord, gli unici a poter contornare la quarta perturbazione da nord e usare i venti in poppa. Invece che continuare a bolinare bisogna mettersi a 90 gradi dalla rotta per otto ore, perdere momentaneamente la testa, distaccarsi lateralmente 600 miglia dalla flotta e dopo tre giorni di planate cercare di riprendere il sud davanti la flotta, cosa non certa.
Preferiamo rimanere con la flotta, coscienti di dover stringere al vento al massimo, in condizioni quasi estreme. Il gioco riesce bene e arriviamo ad avere 90 migli di vantaggio sulla rotta rispetto Tanguy, la barca più a sud posizionata meglio per non subire la perturbazione.
Il vento non aumenta troppo, riusciamo a mantenere gli angoli più stretti del previsto e quando a 1500 miglia da Saint Barth, l’isola caraibica cancello di percorso, facciamo l’ultima virata. Ci troviamo sottovento a Tanguy un centinaio di miglia con un vantaggio di 70 miglia. Tanguy naviga con meno vento, parallelo a noi. Noi siamo sempre di bolina con 25/30 nodi ma riusciamo a fare 8 nodi in rotta, non dobbiamo mollare, ogni metro di sopravento è fondamentale per uscire dal vento forte. Non risparmiamo la barca, timoniamo con le vele cazzate a ferro.
L’impresa sembra riuscita, la perdita si ferma a 20 miglia di vantaggio per noi. Il vento, ancora forte, comincia a tondare, molliamo le vele e acceleriamo. Da ora in poi dovremmo cominciare a guadagnare. Grazie alle sue caratteristiche la nostra barca nei traversi e boline larghe ha uno spunto in più rispetto gli altri, guadagna maggiormente di quello che perde nelle bonacce.
In piena notte si spacca l’occhio in acciaio della girella dello strallo avvolgibile sull’albero, finisce tutto in mare. L’albero è salvo grazie allo strallo movibile di trinchetta che avevo messo come sicurezza (solitamente è riportato a piede d’albero).
Perdiamo una quindicina di miglia al vento e la possibilità di usare il genoa quando cala il vento.
la depressione che si sposta verso nord e i routage ci indicano che è meglio far correre la barca per rimanere più a lungo nel vento e posizionarsi meglio per orzare successivamente con il vento in calo e in rotazione verso est nord est.
Non avendo la vela giusta alziamo il frazionato piccolo e facciamo tre ore di planate a 18 nodi. Poi comincia una zona di temporali, rimettiamo genoa terzarolato sullo strallo di trinchetta per risalire il vento, siamo zoppi senza lo strallo principale, diventa difficile stringere.
Tanguy ore è 20 miglia davanti e una ottantina sopra il terzo di poppa.
La notte scende e la zona dei temporali si allarga, ci circonda fulmini, acqua a catinelle, vento da zero a 50 nodi, viene da tutte le parti senza un senso. Penso di essere finito all’inferno, mi viene in mente l’otre di Ulisse che racchiude tutti i venti.
Non ci molla per 10 ore, nel frattempo Tanguy si invola 100 miglia in avanti navigando in vento pulito e il terzo ci raggiunge.
Questa zona non era prevista nelle carte, è stata il motivo della perdita di contatto con il primo.
Finito il temporale, bonaccia e venti leggeri per un giorno, approfittiamo per riarmare lo strallo con una legatura.
Piano piano si forma l’aliseo sempre fiacco ma piacevole per il caldo. Finalmente ci spogliamo della cerata e la pelle, con ormai il muschio, comincia a respirare!
Si naviga con lo spi grande, ci alterniamo al timone, la scheda in testa d’albero ci ha abbandonato dopo una settimana, non abbiamo più informazioni dalla testa d albero, il pilota per performare al meglio nelle andature portanti va impostato sull’angolo vento reale.
La battaglia è con il terzo, continuiamo a combattere a vista e ci scambiamo spesso posizione. Passato il cancello la rotta per Progreso in Messico è per nord ovest, 1400 miglia, vento prevalente da nord est, si procede in poppa a strambate.
Ci sono alcune isole da evitare e la Giamaica sulla rotta, Cuba e la Repubblica Domenicana vanno lasciate a dritta.
A parte qualche groppo si naviga tranquilli.
La meteo è incerta, un uragano si è formato sulla prua, per fortuna si sposta a nord e a parte una zona di bonaccia non ci disturba. Infatti le ultime 400 miglia non vengono più percorse nell’aliseo ma si forma una corrente da nordovest, poi nord, che agganciamo prima dell’estremità di cuba. Ci spettano quasi due giorni di bolina. Arrivati sulla punta dello Yucatan il vento fresco da nord finisce e per un giorno l’aliseo non si forma, combattiamo nelle bonacce e con le reti dei pescatori che poveracci non sono abituati a vedere barche a vela o da diporto. Finalmente il vento progressivamente rientra e con spi in testa voliamo verso l’arrivo dando solo 18 minuti al terzo dopo aver corso 2000 miglia in perenne mach race. Il primo, saltando l’ultima bonaccia, è già arrivato da un giorno. Tagliamo alle nove locali nel buio.
La cosa divertente è che non c’è il marina e le barche sono alla boa davanti a una spiaggia con le palme e l’accoglienza è molto calorosa e di colore, secondo le tradizioni locali.
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 18 novembre 2009 )
secondi nella Solidaire du Chocolat
Scritto da Staff
domenica 15 novembre 2009
l'arrivo a progreso
Pietro D'Alì e Giovanni Soldini su Telecom Italia hanno tagliato la linea di arrivo della prima edizione della Solidaire du Chocolat a Progreso (Yucatan), in seconda posizione, stamattina alle 4h25'20'' (ora italiana). Hanno percorso in 27 giorni 11 ore 00 minuti e 20 secondi, a 7,59 nodi di media, le 5000 miglia della prima transatlantica dalla Francia al Messico in doppio, senza scalo, riservata ai Class 40.
Bruno Jourdren e Bernard Stamm, su Cheminées Poujoulat, hanno terminato la regata alle 4h44'04''. Solo 18 minuti e 44 secondi separano all'arrivo le due barche dopo la traversata dell'Atlantico e del mar dei Caraibi.
Per primi hanno tagliato il traguardo Tanguy De Lamotte e Adrien Hardy su Initiatives-Novedia alle 9h25' di ieri.
Regata durissima questa prima edizione della Solidaire du Chocolat che su ventiquattro Class 40 partiti il 18 ottobre da St Nazaire (Nantes) ha contato ben nove abbandoni. Soldini e D'Alì hanno passato i primi quindici giorni dalla partenza navigando sempre di bolina e superando sette violenti depressioni che
hanno messo a dura prova barca ed equipaggio. Nella notte fra il 30 e il 31 ottobre la rottura del perno dello strallo principale ha rallentato Telecom Italia, che da tre giorni aveva preso la testa della flotta. Le ultime 2000 miglia hanno visto disputarsi un combattutissimo match-race tra la barca italiana e il Class 40 francese Cheminées Poujoulat, che fino all'arrivo non hanno mai navigato a più di 15 miglia di distanza.
“È stata una regata molto dura”, ha raccontato Soldini una volta sbarcato, “soprattutto nella prima parte. I primi quindici giorni abbiamo superato una depressione dietro l'altra. La barca sbatteva violentemente tra le onde e io e Pietro eravamo sempre bagnati fradici. Sfortunatamente abbiamo rotto lo strallo proprio
quando bisognava guadagnare verso sud ma noi non siamo più stati in grado di scendere di bolina. Con Bruno Jourdren e Bernard Stamm c'è stata una battaglia serratissima, non abbiamo certo corso il pericolo di annoiarci!”.
La Solidaire du Chocolat è stata anche la prima transoceanica “solidale”: una regata che ha promosso i valori della solidarietà stabilendo un sodalizio tra navigatori e mondo delle associazioni no profit dato che ogni barca iscritta è diventata ambasciatrice di un “Progetto solidale del Cioccolato”. Il Class 40 di
Soldini Telecom Italia ha portato sulle vele i colori no profit di Save the Children, la onlus da sempre impegnata nella difesa dei diritti dei bambini (cui andranno 25.000 euro donati dallo sponsor, come da regolamento della regata), e di “Navigare Sicuri” (la nuova iniziativa con cui Telecom Italia, in collaborazione con Save the Children e Fondazione Movimento Bambino, si propone di sensibilizzare
bambini, adolescenti e genitori a un uso attento e consapevole del Web)
Ultimo aggiornamento ( domenica 15 novembre 2009 )